Rose
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La bellezza sta negli occhi di chi la guarda? Nell’ambito della comunicazione mi sento di dire che non è così

Spesso, anzi, spessissimo, dobbiamo spiegare ai nostri clienti che il gusto personale va messo da parte quando si parla di comunicazione aziendale. Questo perché non dobbiamo fare ciò che piace a noi ma ciò che potrebbe essere efficace per il nostro pubblico. 

Ho lavorato 7 anni in un’azienda e il ruolo del grafico è sempre stato piuttosto marginale: una figura operativa che doveva sottostare al gusto personale del responsabile di turno. 

Ed ecco che mi sono sempre chiesta: la bellezza oggettiva nella grafica esiste? Riuscirò mai a creare qualcosa che piaccia a tutti? Sulla prima domanda sento di rispondere di sì, sulla seconda ci sto ancora lavorando.

Il tempo e le mode hanno la loro rilevanza sulla bellezza, ciò che ritenevamo bello 20 anni fa, oggi non lo è più. 

lI gusto di un’intera nazione o continente ha delle radici antiche e deriva moltissimo anche dalla cultura. Hai mai visitato un tempio induista? Ci sono statue come questa che per loro sono bellissime mentre ai nostri occhi risultano un po’ kitsch.

Tempio indù

Ma torniamo al nostro magnifico mondo occidentale facendo degli esempi pratici:

Un logo brutto com’è fatto?

Forse dovrei dire “un logo poco efficace”, ma secondo me brutto rende molto meglio l’idea.

 

Un logo brutto potrebbe essere più o meno come questo! É stato presentato per rappresentare la città di Roma nel 2012 attraverso un bando pubblico che aveva imposto di inserire la lupa capitolina. 

Perché è tutto sbagliato?

  1. Non è di facile lettura 
  2. I contorni non sono definiti
  3. il simbolo non è molto comprensibile e riconoscibile (io ci ho messo un bel po’ a capire che quella sopra era la lupa)
  4. Non aggiunge niente all’immagine e alla storia di Roma, anzi, toglie anni e anni di storia. 

E un logo bello?

 

Il logo di Airbnb è semplice, capace di raccontare la storia del brand: rappresenta 4 immagini in una: la sagoma di una persona con le braccia aperte, il simbolo della geolocalizzazione, un cuore e la lettera “A” di Airbnb.

Geniale no?

Logo AirB&B
Airb&b logo
Fonte https://www.logodesignlove.com/new-airbnb-identity

Quali sono gli errori più comuni che commette chi non ha un occhio allenato alla bellezza?

1. Non considerare gli spazi bianchi
Molte persone non riescono a concepire gli spazi vuoti (bianchi o colorati ma senza elementi grafici), vogliono riempire la composizione il più possibile pensando che “più prodotti mettiamo meglio è!” In realtà l’effetto che si ottiene è tutto il contrario.

Lo spazio bianco va considerato come un elemento attivo, non come uno sfondo passivo.

Jan Tschichold

Lo spazio bianco è fondamentale per focalizzare l’attenzione verso l’obiettivo della nostra comunicazione. 

Un esempio? Una delle più famose campagne pubblicitarie  di tutti i tempi dove lo spazio bianco è complementare al messaggio e focalizza l’attenzione su un unico obiettivo: la Volkswagen Beetle:

By Source, Fair use, https://en.wikipedia.org/w/index.php?curid=28042292

2. Fare un uso pessimo dei colori

I colori comunicano sentimenti ed emozioni e se non sono usati correttamente possono distruggere il nostro obiettivo di comunicazione.

Spesse volte mi sono sentita dire: “metto quel testo in rosso così si vede meglio” oppure “utilizza il blu perché fa estate”. In realtà i colori non vanno usati a caso, ma seguendo regole precise che dipendono dal nostro target e dall’obiettivo di comunicazione. 

Se siamo in difficoltà la scelta giusta è sempre farsi ispirare dai migliori, come questo famosissimo poster di Obama:

3. Utilizzare i font in maniera inadeguata

I grafici hanno a disposizione decine di font ma alla fine capita che si scelga sempre gli stessi. Questo succede perché molti font sono tagliati per un certo scopo. Ad esempio il Times New Roman è un font con le grazie (allungamenti, solitamente ortogonali, alle estremità del carattere per renderlo più elegante e leggibile) che è stato appositamente progettato per testi piccoli dei quotidiani stampati. Invece i font senza grazie come l’Arial sono stati progettati per una lettura sul web. 

Quindi cerchiamo di usare non i font che ci piacciono di più ma studiamoli e utilizziamo quelli più adatti al nostro scopo.

Fonte: https://etapes.com/16-affiches-typos-des-etudiants-de-penninghen/
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Author

Laura Pezzutto

Mi occupo di grafica e web design, creo loghi e immagini coordinate e cerco di rendere coerente la comunicazione in tutti i canali, dalla stampa al web.

Ho una passione per i pattern, motivi ripetuti che si possono stampare su diversi prodotti, e ho una linea di cuscini con le mie grafiche su Etsy.

Amo gli spazi bianchi, le geometrie, i colori accesi e le passeggiate in montagna.

Pratico Yoga e mi piace camminare, viaggiare, curiosare e fotografare qua e là. Mi affascina l’Oriente e i sorrisi che trovo sempre quando riesco ad andarci.

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