Alessio Guarnieri - le interviste
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Oggi siamo rimaste nel nostro amato biellese per addentrarci nelle piccole attività, quegli artigiani di cui spesso ignoriamo l’esistenza ma sono lì, a lavorare sodo e inventarsi sempre cose nuove.

Artigianato e musica

Uno di questi è Alessio Guarnieri, classe 1987 che qualche anno fa ha aperto la sua Liuteria Guarnieri a Vigliano Biellese, un posto dove si producono strumenti musicali artigianalmente, ma anche un luogo di incontro dove si parla di musica e dove possono nascere nuove collaborazioni tra artisti. In che modo la creatività avrà influenzato la sua attività?

Ciao Alessio, raccontaci un po’ di te.

Ho 33 anni e per lavoro taglio, piallo e incollo legno per costruire strumenti musicali. Sono sempre stato molto appassionato di musica e all’età di 23 anni, quasi per caso, ho scoperto l’esistenza di un mestiere che mi ha affascinato al punto da lasciare il mio impiego per iscrivermi alla Civica Scuola di Liuteria del comune di Milano. Lì ho trascorso 4 anni a formarmi, dividendo il mio tempo tra laboratori di costruzione e lezioni teoriche come fisica, chimica, storia degli strumenti musicali e così via. Ho avuto anche la possibilità di svolgere un tirocinio di 4 mesi presso il laboratorio di Mirko Borghino, abilissimo liutaio di fama internazionale.

Alessio Guarnieri

Alessio Guarnieri Artigiano e fondatore della liuteria Guarnieri

A settembre 2014, una volta terminato il mio percorso scolastico, ho aperto il mio laboratorio a Vigliano Biellese: la Liuteria Guarnieri. Da allora mi sono cimentato nella costruzione, nel restauro e nella riparazione di moltissimi strumenti diversi, andando sempre più a focalizzarmi sulla chitarra. Più nello specifico sulla chitarra classica ed acustica.

Cosa vuol dire nel 2020 fare il liutaio in una città di provincia?

Vi dirò, per quanto riguarda la costruzione di strumenti musicali non credo che sia poi così diverso dal fare il liutaio in una grande città o in un villaggio in cima a una montagna. Al giorno d’oggi questo è un mestiere che si può svolgere ovunque, a patto di avere una connessione internet. Mai come ora è necessario rivolgersi a un mercato internazionale e per fare questo è necessario avere una buona presenza online. Per quanto riguarda invece le riparazioni e le manutenzioni essere in una città di provincia permette di avere un po’ meno di concorrenza forse, ma c’è da dire che essere in una grande città permette di accedere ad un bacino di utenza più ampio. Quindi direi che le due cose si compensano, alla fine dipende tutto dalla qualità del proprio lavoro.

Quanto cambia avere uno strumento fatto “su misura” rispetto a uno costruito in serie?

È una domanda a cui solitamente rispondo “non chiedere all’oste se il vino è buono”. Tuttavia, per essere seri, direi che può fare una differenza enorme. Prima di tutto per la possibilità di personalizzazione che permette: dettagli estetici, timbrica ma anche ergonomia. È possibile “cucire su misura” la chitarra sulle esigenze del chitarrista. In secondo luogo, ma non per importanza, per la ricerca del suono. Ogni pezzo di legno è una storia a sé, con una densità ed una elasticità uniche. Lavorare manualmente su ogni singolo strumento permette una ricerca molto più raffinata del suono di una chitarra.

Liuteria vuol dire artigianato, precisione e tanta professionalità, quanto però ti ha aiutato anche la creatività?

Se devo fare un bilancio riguardo la mia attitudine devo dire che, nonostante spesso ragioni un po’ più da ingegnere che non da creativo, riesco a bilanciare abbastanza bene i due aspetti. Anzi, più che bilanciare potrei dire “compartimentare“. La creatività è sempre importante per la nascita di nuovi progetti, ma soprattutto per la ricerca di un’identità all’interno di questi progetti. È quella scintilla in più che trasforma una bella chitarra in una chitarra unica. Per fare un parallelismo con l’architettura potrei dire che con la razionalità costruisci le fondamenta, fai stare la casa in piedi. Ma è con la creatività che la rendi bella ed accogliente.

In questo periodo di quarantena hai dato vita al progetto “4 chiacchiere intorno alle 6 corde” ce ne parli?

Certamente. Si tratta di un progetto che in realtà avevo in mente da molto tempo e che ho analizzato insieme al mio consulente e digital strategist (nonché amico) Alessandro Lumia che dall’inizio della mia avventura mi sta aiutando nella costruzione della strategia e della mia comunicazione online. Con questa situazione si è presentata l’occasione di poterci dedicare del tempo. In sostanza sono delle chiacchierate che faccio con musicisti e colleghi liutai intorno al tema della chitarra. Da fruitore sono sempre stato affascinato dalle storie che stanno dietro alle canzoni che ascoltiamo tutti i giorni. Così ho pensato di andare a chiedere direttamente agli artisti cosa succede “dietro le quinte, di raccontarmi un po’ la loro storia con la chitarra. Il tutto naturalmente condito da un po’ di sani tecnicismi e curiosità sul mondo della liuteria, perché se è vero che sono un nerd nella vita di tutti i giorni nell’ambito lavorativo forse lo sono anche di più.

Uno dei video della rubrica “4 chiacchiere intorno alle 6 corde” con Marcus Eaton

Come vedi il mondo della musica nei prossimi anni e quali sono secondo te i cambiamenti che saranno necessari?

Credo che il mondo della musica dovrebbe assumere un social media manager più bravo, se capite cosa intendo… È vitale a mio parere che la musica venga raccontata meglio. La percezione che si ha della musica si è svalutata enormemente negli ultimi anni. Basti pensare che pagando metà della cifra con cui si acquistava un CD ora si può avere accesso praticamente a tutta la discografia mondiale, on demand, ovunque ci si trovi. Sarebbe quindi necessario raccontare al pubblico cosa significa essere un artista, un musicista. Cosa sta dietro alla realizzazione di un brano, di un album. Serve che il pubblico si rinnamori della musica.

Consiglieresti a un/una adolescente di intraprendere il tuo stesso percorso?

La cosa bella di un percorso come il mio è che nessuno te lo deve consigliare, è una cosa che si fa per passione. Casomai capita spesso il contrario, in quanto è un percorso difficile e accidentato. Ma chi ha dentro la passione per un lavoro come il mio (non necessariamente il mio) sa di volerlo e non ha bisogno di nessuna spinta. L’unica cosa che posso dire è che amo ciò che faccio, nonostante a volte sia veramente difficile e spesso ci si chieda se ne vale la pena. Ne vale la pena.

Vuoi lasciare un consiglio o qualche suggerimento a chi ha un’idea in testa ma non sa da dove partire e come realizzarla?

La risposta ce l’abbiamo nel DNA, siamo animali sociali in fin dei conti: cercate qualcuno che voglia condividere la sua esperienza. Nel mio percorso ho incontrato persone che facevano il mio lavoro, alcune delle quali considero ancora oggi dei mentori, che mi hanno saputo raccontare la loro esperienza e guidare nel mio mestiere. Bisogna fare comunità, è importantissimo. Spesso mi viene detto che il mio deve essere un mestiere pieno di tanti “segreti”. Per quanto mi riguarda i segreti non esistono, si condividono. E così si cresce tutti quanti.

Questa intervista fa parte della nostra rubrica Creatività in cui cerchiamo di scardinare il concetto di creatività come dote innata e soprattutto di far capire che non è prerogativa degli artisti ma una qualità da sviluppare in ogni ambito. Puoi leggere le altre interviste qui.

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Laura & Francesca

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