White Label Community
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Dopo la pausa estiva rieccoci con le nostre interviste sulla creatività, non ti è venuta nessuna idea luminosa mentre eri sotto l’ombrellone?

Allora leggi la nostra intervista a Pasquale Errico uno dei fondatori di White Label, una community di nostri concittadini che si occupa di insegnare al mondo una serie di argomenti considerati difficili o per gruppi ristretti di persone attraverso la condivisione di conoscenze.

Sviluppo web, progettazione e analisi, design grafico, programmazione e metodologie di sviluppo, per concludere con il mantenimento e la scalabilità dei progetti, sono gli argomenti su cui si focalizza la community.

Ciao Pasquale! Spiegaci brevemente cos’è e com’è nata l’idea di White Label.

L’idea è nata per caso, alcuni di noi hanno pensato di voler far nascere un piccolo “gruppo di studio” dove ognuno portasse qualcosa agli altri imparando insieme, così abbiamo iniziato a trovarci una volta a settimana nei locali del Sellalab di Biella e da 3 siamo diventati 4, poi 5, poi 6.

A quel punto è poi nata l’idea di dare una connotazione “no-branded” a questi incontri, di formalizzarli creando una community, senza sponsor e senza fini di lucro, di appassionati digitali come noi dove tenere e far tenere talk esclusivamente formativi e distaccati da quelle presentazioni markettare che vanno tanto di moda.

Da noi potreste sentire parlare di siti web, di app, di design ma solo per capire realmente come si fanno le cose, anche mettendo le mani in pasta con workshop, pc alla mano!

 Uno degli incontri di White Label

Chi c’è dietro a questo progetto?

Il nucleo iniziale dei primi incontri si è evoluto, possiamo dire che a far nascere tutto siamo stati 4: Pasquale Errico, Stefano Rosso, Simone Torrisi e Damiano Poltronieri ma oggi a darci una mano ci sono anche Angelo Moroni e Niccolò Perazza. Questi sono i nomi ma nello specifico siamo un gruppo eterogeneo di sviluppatori, designer e nerd, chi con la sua azienda, chi lavora nella comunicazione, chi su prodotti digitali.

Perché secondo voi il mondo della programmazione è prettamente maschile?

Io credo che sia un problema prettamente sociale e di stereotipi. Abituiamo i nostri figli a crescere con l’azzurro e il rosa, le macchine e le bambole quasi imponendo una connotazione precisa alle loro future attitudini… sbagliando! Io stesso ho una figlia e purtroppo è questo che, anche inconsciamente, facciamo. Il mondo digitale, e nello specifico della programmazione, necessita come il pane di figure femminili per la loro creatività e precisione. Ho letto poco tempo fa un articolo su uno studio che ha dimostrato come le donne scrivono codice meglio degli uomini almeno fino a che non dicono il loro sesso, questo per far capire quanto il problema sociale sia alla base di questo discorso.

Il mondo della programmazione non è solo un lavoro ma è spesso associato a uno stile di vita, quanto nerd vi sentite? E quanto questo stile vi ha influenzato?

Beh, sicuramente un po’ nerd e geek lo siamo! Possiamo dire che anche la figura del nerd è mutata molto nell’immaginario collettivo dagli anni ’90 ad oggi. Prima si chiamava nerd quel ragazzo che faceva cose strane con i computer lavorando nello scantinato dei genitori, mentre oggi è più il ragazzo “cool”, che conosce la tecnologia, ne è appassionato e circondato, la usa, è figlio della cultura pop e lavora nelle startup, magari in Silicon Valley.

Negli anni è cambiata la forma ma la sostanza rimane la stessa: una grandissima passione, anche per il proprio lavoro con nottate passate e “giocare” con le ultime tecnologie disponibili sul mercato… e non solo! Il mio tempo libero lo passo su videogame, Netflix, Disney+ circondato da luci smart, assistenti vocali, Funko Pop, action figure, Harry Potter, Lego e libri di qualsiasi argomento e forma. Credo che la maggior parte dei miei “colleghi” abbia un po’ questa anima dentro di sé e sicuramente influenza il modo in cui ci approcciamo al lavoro, alla ricerca di informazioni, al vivere quotidianamente tutti i momenti della giornata.

La creatività nella programmazione: che ruolo gioca?

La creatività è un ingrediente fondamentale nel mondo digitale, sia in ambito di programmazione, che di design o grafica ( altri temi di cui parliamo regolarmente in White Label). Essere creativi aiuta a essere curiosi, a risolvere problemi, a proporre alternative, a evolvere prodotti e sviluppi… anche se oggi in certi ambiti di prodotto e comunicazione si sta un po’ “appiattendo”: i social sono tutti uguali, i prodotti digitali molto simili tra loro.

Nello specifico della programmazione l’essere creativi è fondamentale, si tende a pensare allo stereotipo del programmatore con una mente matematica e quadrata, (l’opposto di una mente creativa) mentre la creatività permette di riuscire a vedere i problemi da un’altra prospettiva, che molto spesso si traduce in soluzioni migliori o più efficaci.

Forse sbagliando i recruiter tendono ancora a scegliere le persone per le loro skills tecniche invece di valutare attentamente quelle che oggi chiamiamo soft-skill, e la creatività è tra queste.

Avete in programma degli eventi per l’autunno? Se sì dicci quali.

Purtroppo la situazione Covid ci lascia in un limbo. Per il 2020 avevamo programmato una serie di incontri mensili molto interessanti dove avremmo toccato punti come anche quello delle figure femminili in ambito digital, ma a marzo abbiamo dovuto stoppare tutto e non sappiamo quando li riprenderemo, dipende molto dall’evolversi della situazione pandemica. Sicuramente riprenderemo le live su Youtube e Twitch che abbiamo testato durante i mesi della pandemia e dove abbiamo parlato di design, di social, di sviluppo, di motion design! Se volete restare aggiornati su quello che la nostra community fa e farà in futuro vi invito a seguire il nostro Meetup.

Questa intervista fa parte della nostra rubrica “CreAttività” in cui cerchiamo di scardinare il concetto di creatività come dote innata e soprattutto di far capire che non è prerogativa degli artisti ma una qualità da sviluppare in ogni ambito. Puoi leggere le altre interviste qui.

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